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di Roberto Signori

UE scarica i migranti all’Italia

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La Commissione Ue chiede all’Italia di rispettare l’obbligo legale di diritto internazionale degli Stati membri e permettere lo sbarco delle Ong. Ma il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Salvini risponde: “Dove dovrebbe andare una nave norvegese? Semplice, in Norvegia”. Si riaccende la questione migranti e si allarga a tutta l’Unione. “Stiamo seguendo la situazione da vicino e, dalle informazioni che abbiamo, ci sono tre navi con circa mille persone a bordo e che hanno chiesto uno sbarco sicuro. La Commissione non è coinvolta nelle operazioni di salvataggio in mare nè nella definizione del luogo di sbarco. Tuttavia, ricordiamo che salvare vite in mare è un dovere morale e un obbligo legale di diritto internazionale degli Stati membri indipendentemente dalle circostanze” ha dichiarato Anitta Hipper, portavoce della Commissione europea, rispondendo a una domanda sulle tre navi di ong che hanno chiesto l’accesso ai porti italiani per lo sbarco di migranti salvati nel mar Mediterraneo. “È stato siglato un accordo di solidarietà, che rappresenta un passo avanti importante anche per l’italia. Gli Stati membri si sono impegnati a mettere in atto un meccanismo di solidarietà volontario, semplice e prevedibile” ha continuato Hipper. “I primi ricollocamenti hanno avuto luogo dall’Italia ad agosto e ottobre di quest’anno. Si tratta di 38 in Francia e 74 in Germania”, ha spiegato. A lei ha immediatamente risposto Salvini, attraverso un Tweet. “Dove dovrebbe andare una nave norvegese? Semplice, in Norvegia” ha scritto il ministro delle Infrastrutture commentando il caso della nave Ocean Viking e la sua richiesta di aiuto a Francia, Grecia e Spagna in mancanza di risposte da Italia e Malta.

Dalla Germania, dove parteciperà al G7 Esteri di Muenster, Antonio Tajani è stato fermo nelle indicazioni già fornite dal governo: “Abbiamo chiesto soltanto il rispetto delle regole, lo abbiamo fatto in maniera ufficiale, con grande garbo ma anche con grande fermezza”. Quindi, il ministro degli Esteri ha aggiunto: “Con un Paese amico e grande interlocutore come la Germania dobbiamo collaborare tantissimo, poi quando c’è da dare qualche messaggio, soprattutto sul tema dell’immigrazione, lo facciamo con determinazione, ma per garantire il rispetto delle regole. Abbiamo chiesto che le navi delle ong rispettino le regole europee quando salvano qualcuno in mare e poi chiedono di attraccare nei porti più vicini”.

Dalla ong Sos Mediterranee chiedono di seguire l’indicazione che vuole l’apertura di un “porto sicuro con una deviazione minima dalla rotta prevista della nave”. Qual è la rotta prevista dalla nave ong? Dove era diretta la Ocean Viking dopo il soccorso? Qual è il porto di arrivo? Le navi delle ong non hanno sempre delle “rotte previste”, ovvero non hanno una precisa indicazione di partenza/arrivo tale da poter prevedere una rotta. Il principio della “deviazione minima della rotta prevista” ha senso per le navi mercantili che, durante la navigazione, effettuano un’operazione di recupero. Viaggiando verso un punto determinato, queste navi hanno il diritto di entrare nel porto sicuro più vicino lungo la rotta nota.

Operando nel Mediterraneo centrale, per le navi delle ong le coste tunisine sono altrettanto, se non più vicine, di quelle italiane e anche la Tunisia ha dei place of safety, come dichiarato non molto tempo fa da Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr, al sito Open: “Le persone possono essere sbarcate: non vengono spedite in prigione, non vengono rispedite indietro da quelle autorità del loro Paese da cui stanno eventualmente scappando. Possiamo lavorare con l’Oim e fornire loro assistenza. Non è grandioso, non è un’accoglienza ‘di lusso’, ma è ok”. E non sta alle ong decidere se un Paese ha il rango di place of safety oppure no.

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04/11/2022
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