Storie

di Stefano Di Tomassi

OSTIA INSEGNA: DALL’AFRICA NON SOLO PAURA, MA SPERANZA

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Occhio e orecchio a quello che succede a Ostia. Perché? Perché se la storia può camuffare, strumentalizzare, nascondere, Dio non dimentica e rimane fedele.

Quello che suscita il Signore qui è degno di attenzione, edificante, se sappiamo riconoscerLo.

E’ vicario del sommo pontefice il Vescovo di Ostia, per tradizione decano del sacro collegio cardinalizio; forse la gente questo non lo sa, ma la città ostiense è da sempre stata la spalla del Vicario di Cristo. Ancora oggi S.E.R. Giovanni Battista Cardinale Re è a fianco a tutte le celebrazioni con Papa Francesco e lo ha spesso sostituito quando il Santo Padre ha avuto disagi fisici.

Se questo legame privilegiato tra due città negli ultimi tempi si è eclissato, per questioni di politica ecclesiastica, che non saremo qui (per ora, ndr) a dibattere, da almeno tre pontefici è tornato in auge; dall’idea di San Giovanni Paolo II di dedicare al cosiddetto ‘quartiere’ sul lido addirittura un Patrono (e quale patrono: Sant’Agostino, ndr), alla posa di una statua con Papa Benedetto XVI e infine al Corpus Domini del 2018 insieme a Papa Bergoglio che l’ha citata testualmente ‘città di Ostia’ proprio come nel corso della storia millenaria.

Ma se a Dio piace illuminare nuovamente Ostia non è certo per glorificarne gli abitanti o i loro rappresentanti o gli attuali scribi e intellettuali; se lo sguardo del Signore punta su Ostia è per dare vigore celeste al mare di Roma, da qui alla città dei martiri apostoli e attraverso la città eterna all’Italia, all’Europa, forse al mondo intero.

E c’è un insegnamento importante da Ostia che va mostrato a Roma, all’Italia e all’Europa: perché la cattedrale basilica di Sant’Aurea, sede appunto del vescovo di Ostia, cardinale decano del sacro collegio,è retta da sacerdoti africani, seguaci di Sant’Agostino d’Ippona, appunto Patrono di Ostia.

Sacerdoti africani che, prima di essere tali, hanno conosciuto la povertà, l’abbandono, a volte la violenza e le guerre. Uomini che dal dolore hanno saputo guardare al cielo e riconoscere che Dio li chiamava a sé per venire nella culla dell’occidente, nella città del martirio degli apostoli, sede della cristianità universale, a testimoniare la loro vita che viene dalla terra martoriata del continente ‘nero’, la conversione di fronte a Gesù e la capacità che Egli ha di usare uno tra gli ultimi della terra e delle società per cambiare un Territorio, come Ostia, Roma e forse il mondo intero.

Spesso nelle riflessioni al Vangelo di Padre Bitrus, Padre Dennis Davou, Padre Nicodemus Pam, Don Stephen Kolawole, Padre Jude, si ascoltano le esperienze dolorose della loro infanzia, le tribolazioni delle famiglie, l’orrore della guerra, ma anche il cambiamento avvenuto aperto il Vangelo di Gesù; se li si osserva con attenzione ancora si possono intravedere quelle ferite, anche psicologiche, che portano dietro, i segno di una passione.

Ma poi quando parlano di Gesù riescono a raggiungere i cuori come pochi Pastori riescono, perché quelle frasi sono pronunciate con il fiato fatto delle lacrime passate, le ferite dei chiodi della loro vita, il constato segnato.

Una formazione accademica, la loro, straordinaria sia perché la congregazione agostiniana ha nei suoi carismi la formazione e lo studio, sia perché questo si innesca sul terreno fertile di una vita

Provare per credere. Celebrano la santa messa non solo alla cattedrale di Sant’Aurea in piazza della rocca di Ostia Antica, ma anche nel quartiere saline di Ostia presso la cappella della Madonna del Buon Consiglio. Inoltre custodiscono la cappellina di Sant’Ercolano lì dove, si narra, lui e la giovane Sant’Aurea vennero martirizzati. Ma sul loro territorio parrocchiale ci sono anche altre cappelline, private, in casolari e case patronali, che in futuro avremo il piacere di presentarvi.

Infine, S.E.R. mons. Dario Vescovo Gervasi, ausiliare per Roma Sud Ostia e Ostia Antica, ha voluto concedere a Padre Agostino Ugbomah priore degli Agostiniani in Sant’Aurea, di essere incaricato Presidente della Commissione Cultura della Prefettura di Ostia, Diocesi di Roma, forse anche a riconoscimento di questa testimonianza speciale.

E allora il messaggio che Ostia vuole dare al Territorio, a Roma, all’Italia, Europa e forse al mondo che può leggerci, è che dall’Africa non viene solo la paura e la violenza.

Dal dolore, dalla sofferenza, dalla fuga, dalla guerra, dalla migrazione, guardando con attenzione, incrociando lo sguardo di Dio, si può discernere dalla ‘morte’ una vita nuova che viene a fare nuove tutte le cose.

Per questo occhio e orecchio a Ostia e a quello che è accaduto, accade e accadrà.

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22/11/2022
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