Storie

di Nathan Algren

Film su sant’Andrea Kim

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“Il film ‘A Birth’ narra la vita di Sant’Andrea Kim Taegon. Gli esempi e le virtù del nostro santo ci pongono domande spirituali su come vivere oggi. Il titolo del film vuole riferirsi alla nascita di Sant’Andrea Kim nei nostri cuori, che non è altro se non la risurrezione e la vita in Cristo dentro ciascuno di noi”. E’ quanto dichiaradon Paolo Lee Yongho, sacerdote della diocesi di Daejeon, già Rettore del Santuario di Solmeo, luogo di nascita di Sant’Andrea Kim Taegon (1821-1846), commentando l’attualità del santo coreano, alla vigilia dell’uscita ufficiale del film a lui dedicato. Nella pellicola, intitolata “A Birth”, si racconta la vita del primo sacerdote e martire coreano e, parallelamente, il fiorire della fede cristiana nella penisola coreana. Nato in una famiglia di convertiti cristiani nel 1821, Andrea viaggia a Macao dove studia e poi diventa il primo sacerdote cattolico coreano, ordinato nel 1845 a Shanghai. Rientrato in patria, viene perseguitato e arrestato dalla dinastia Joseon per la sua opera missionaria ed è martirizzato nel 1846 a soli 25 anni.

Scritto e diretto dal regista Park Heung-shik e coprodotto Centro culturale cattolico coreano “Alma Art”, il film esce nelle sale coreane il 30 novembre. Il Card. Lazarus You Heung-sik, Prefetto del Dicastero vaticano per il clero, quando era Vescovo di Daejeon, ha promosso sostenuto il progetto, in concomitanza con il bicentenario della nascita del santo, celebrato lo scorso anno.
Partendo da quell’anniversario, don Paolo Lee Yongho rimarca: “Nel 2021 la Chiesa in Corea ha celebrato il bicentenario della nascita di sant’Andrea Kim Taegon. Per commemorare l’anniversario, sono stati organizzate celebrazioni liturgiche, incontri culturali, iniziative caritatevoli. In questa cornice la Chiesa in Corea ha voluto promuovere un film sulla spiritualità e sulla vita di Sant’Andrea Kim”, spiega.
“Oltre 200 anni fa – ricorda il sacerdote - la penisola coreana era sotto il governo della dinastia Joseon, in una società feudale, ordinata in caste. In quel periodo, la dinastia Joseon perseguiva una politica di chiusura verso il mondo esterno. Allo stesso tempo, era un periodo in cui malattie infettive come il colera e il vaiolo si diffusero in tutto il Paese attraverso i diplomatici che viaggiavano da e verso la Cina.
“In quell’epoca - prosegue - c’erano giovani che cercavano la verità: nel 1784, i giovani di Joseon andarono in Cina per conoscere la fede cattolica. Lì ricevettero il battesimo e iniziarono a diffondere la fede cattolica nel regno di Joseon. I fedeli di Joseon desideravano avere dei sacerdoti coreani. Rispondendo a questo desiderio, i missionari francesi scelsero Andrea Kim e altri due giovani per poi inviarli a Macao, in Cina, dove iniziarono a vivere come seminaristi nella Società per le Missioni Estere di Parigi”.
Fu per loro un fecondo un cammino di fede cristiana: “Durante la formazione nel seminario, i primi seminaristi coreani conobbero e sperimentarono l’amore di Dio e accolsero con gioia la verità per cui tutte le persone sono nate con la stessa dignità, donata da Dio Padre. Si convinsero, perciò, che donando questa verità la gente di Joseon potesse essere salvata”. Questa fu la spinta per la missione di Andrea: “Il nostro santo - dice don Paolo Lee Yongho - pensava che la vita ogni persone fosse preziosa e dovesse essere tutelata nel profondo. Andrea Kim fu un pioniere della dignità umana, propagando la verità che tutti gli uomini e donne sono uguali e hanno la medesima dignità, in una società ordinata in caste. Questa verità è attuale anche oggi, in un società che porta all’estremo il sistema economico e sociale capitalista e le sue disuguaglianze. Questo causa una cultura di disprezzo della vita umana”. “Quando rientrò nel regno di Joseon da sacerdote - ricorda - abbandonò la sua casta nobile e cercò di vivere l’uguaglianza con tutti. Predicò la fede in Dio e fu un uomo che si oppose alla società feudale in nome della dignità di ogni persona, fatta a immagine di Dio”.
Questo suo approccio, nota, è fortemente attuale: “Vediamo che nella società odierna esistono nuove forma di caste e di disuguaglianze. Nella condivisione dei beni, cioè nella carità c’è la via cristiana per superare una crisi come è stata la pandemia. Ad esempio da questa riflessione, è stato iniziato il movimento di condivisione dei vaccini, che è stato per noi la condivisione della vita e dell’amore che abbiamo ricevuto da Dio”, osserva don Lee.
Prosegue il sacerdote, sottolineando un altro aspetto: “Il nostro santo è stato anche un uomo di apertura, non di chiusura. Sant’Andrea Kim fu il primo coreano che vide il mondo fuori da Corea, Cina e Giappone e riconobbe l’interconnessione di tutte le società del mondo. Sperimentò e promosse la necessità di scambi accademici e culturali per un mondo migliore. Studiò le lingue occidentali e, ad esempio, disegnò una mappa del regno di Joseon scrivendo per la prima volta molti nomi delle località coreane con l’alfabeto occidentale e così li presentò al mondo. Fu anche il primo a scrivere il nome della capitale del regno di Joseon con il nome corretto di Seoul. Dall’esterno, poi, seppe prendere il bene: ad esempio dai missionari francesi imparò e diffuse le misure per prevenire epidemie come il colera e il vaiolo, beneficiando il popolo coreano”. La pellicola che oggi narra la sua vita, conclude, è oggi, per la Chiesa coreana, “l’occasione per riscoprire e attualizzare un messaggio che può dire ancora molto al mondo moderno”.

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28/11/2022
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