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di Nathan Algren

Mongolia, il Natale con la Madonna ritrovata nella discarica

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“Il nostro Natale l’abbiamo cominciato l’8 dicembre. Tutti insieme. Consacrando la Mongolia alla Madonna, davanti alla statua dell’Immacolata ritrovata tra i rifiuti”. È il più giovane cardinale della Chiesa cattolica oggi. Ma non solo per i suoi 48 anni. Giorgio Marengo, missionario italiano della Consolata, prefetto apostolico di Ulan Bator, è il volto di una Chiesa - quella della Mongolia - nata appena trent’anni fa. Un piccolo gregge che in un Paese immenso conta in tutto 1400 fedeli, dispersi tra le diverse comunità. Ma che qualche settimana fa si sono ritrovati insieme nella capitale per un gesto che illumina questo Natale.

“La statua dell’Immacolata - racconta p. Marengo dai -20 gradi di Ulan Bator - venne trovata una decina di anni fa in una discarica del nord della Mongolia. A scoprirla fu una donna non cristiana, madre di 11 figli, che aveva qualche contatto con le suore di Madre Teresa. Rovistando nella spazzatura scaricata dal camion, come fanno i poveri a ogni latitudine, si è trovata davanti uno strano involucro di stoffa. Aprendolo si è trovata davanti questa bellissima statua in legno dell’Immacolata, alta 62 cm, molto fine. Senza sapere che cosa fosse se l’è portata a casa dicendo: questa bella signora è voluta venire da me… Finché le suore, tornando a farle visita, l’hanno visto e le hanno chiesto da dove provenisse”.

Per alcuni anni la statua è rimasta nell’ufficio parrocchiale locale. “Io stesso l’ho imparato solo l’anno scorso - continua il card. Marengo -. A quel punto ho pensato: la Madonna ci vuole dire qualcosa. Sono andato sul posto, ho incontrato la signora. Poi il 25 marzo - nella festa dell’Annunciazione, d’accordo con la comunità - abbiamo traslato ufficialmente la statua a Ulan Bator con l’idea di intronizzarla nella cattedrale, in modo che sia più conosciuta e venerata da tutti”.

Così si è arrivati alla celebrazione dell’8 dicembre, che è stata accompagnata anche da un altro gesto significativo. “Abbiamo invitato tutti i nostri 1400 cattolici a inviarci un pezzo di stoffa particolarmente significativo per loro - continua il prefetto apostolico -, accompagnandolo con una frase, una preghiera. Mettendoli abbiamo fatto un manto che abbiamo offerto alla Vergine, con la presentazione delle nostre preghiere. È stato un momento bello, molto sentito”. Un gesto in un anno importante per la piccola Chiesa della Mongolia, nata nel 1992. “Oggi vivremo nelle diverse comunità le Messe di Natale - spiega p. Marengo -. Ma il giorno di Santo Stefano avremo un momento di incontro e di festa con tutti i missionari e collaboratori laici, per concludere il trentennale. Ci sarà anche un piccolo presepio vivente con alcuni nostri giovani”.

È un Natale che cade in un momento delicato per la Mongolia: nelle ultime settimane il Paese è stato scosso dalle proteste per la corruzione nella vendita del carbone. “Questo furto qui è sulla bocca di tutti - racconta il cardinale - lo stesso governo lo ha ammesso. Il risentimento è accentuato dal fatto che il Paese non naviga affatto in acque tranquille a livello economico, la gente si sente derubata. Il governo ora ha annunciato norme per una maggiore trasparenza nelle imprese a partecipazione statale, che sono lo strumento utilizzato per questo commercio parallelo di carbone a beneficio di pochi. Ma la crisi è stata forte”. Quanto alla guerra tra Russia e Ucraina, l’effetto principale qui è stato l’afflusso dei russi in fuga, in particolare dalla vicina Buriazia. “Ma per molti la Mongolia è stato solo un luogo di transito, da cui raggiungere poi altri Paesi”, racconta il cardinale.

Che augurio rivolgerà ai suoi fedeli per questo Natale? “Esprimerò con loro il grande senso di gratitudine per quanto successo in questi trent’anni della nostra Chiesa: un piccolo seme che in un tempo relativamente breve ha già dato dei frutti. Gratitudine anche per la vita donata qui da mons. Wenceslao Padilla (il prefetto apostolico precedente, di origine Filippina, scomparso nel 2018 ndr) e da tanti altri missionari e missionarie. Ma anche un senso di impegno a mettere radici sempre più profonde, a scoprire sempre di più questo bambino che nasce per noi. Un richiamo al realismo dell’incarnazione: la mangiatoia è il luogo dove Gesù bambino è stato deposto per farsi mangiare da noi nell’Eucaristia. È lo stesso Signore che rimane qui in mezzo a noi”.

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27/12/2022
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