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di Nathan Algren

Il divieto contro il fumo in Messico

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Vietato fumare in Messico. Al ristorante, negli alberghi, nei parchi e in spiaggia. In tutti i luoghi pubblici, anche all’aperto. Nel paese è entrata in vigore una delle normative più severe dell’America Latina e del mondo: il divieto totale, che essenzialmente limita il consumo nelle abitazioni private, fa parte della Legge generale per il controllo del tabacco. E divide la popolazione.

“La legge è un bene perché le sigarette nuocciono alla salute, ma noi non lo capiamo, e allo stesso tempo è un male perché dovremmo essere in grado di fare quello che vogliamo con la nostra salute”. Ma così “la gente non viene più a bere nei locali, perché oggi tutti fumano e tutti vogliono fumare. Chiaro che le vendite diminuiranno”, la previsione. E altri cittadini sollevano dubbi sull’applicazione delle nuove regole: temono che la polizia corrotta possa usarle come pretesto per chiedere tangenti invece di multare i trasgressori.

Nessuno può invece avere dubbi sui danni causati dalle sigarette: non esistono rischi-zero nemmeno per il fumo passivo. Secondo i dati del più recente rapporto pubblicato dal Surgeon general office degli Stati Uniti, la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e cancro al polmone aumenta del 20 al 30 per cento per i non fumatori esposti sul posto di lavoro o a casa.

Un altro rapporto, The health consequences of involuntary exposure to tobacco smoke, sottolinea come anche una “breve esposizione” rappresenta pericolo notevole, perché sono almeno 50 le sostanze cancerogene inalate. Non resta che eliminare completamente il fumo nei locali chiusi, rimarca Michael Leavitt, segretario del dipartimento della Salute americano, ricordando i problemi respiratori associati ad altri: sindrome della morte in culla, infezioni all’orecchio e attacchi d’asma nei bambini piccoli.

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19/01/2023
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