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di Nathan Algren

Allarme Chiese a Gerusalemme: escalation di violenze contro i cristiani

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tatue di Cristo e della Madonna prese a martellate, blitz violenti, azioni punitive, scritte blasfeme su chiese, monasteri, luoghi di culto cristiani. Non c’è più pace per i cristiani nella Terra Santa da quando, con un crescendo indubbiamente allarmante, si sono moltiplicate le manifestazioni di intolleranza e le aggressioni nei confronti della minoranza religiosa al punto che diversi leader religiosi, tra cui il Custode di Terra Santa, Pierbattista Pizzaballa assieme al Vaticano, si sono fatti interpreti con Israele del timore di questa escalation. Dove porterà?

Il clima generale non è dei migliori. L’ultimo episodio risale a ieri quando due uomini appartenenti alla ultra-destra ortodossa ebraica sono entrati nella Chiesa del Getsemani a Gerusalemme Est durante le preghiere della comunità ortodossa. La scena che si è sviluppata sotto gli occhi dei presenti era sostanzialmente la stessa che è avvenuta in altre chiese, in precedenza. In questo caso hanno deturpato gli oggetti liturgici che hanno trovato sul cammino e hanno aggredito fisicamente un vescovo e due sacerdoti che stavano partecipando alla messa. Subito dopo i due fanatici ebrei sono stati bloccati da alcuni fedeli intervenuti per fermare la violenza.

Il Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, rappresentato da Sua Beatitudine il Patriarca Theophilos III, insieme al Santo Sinodo e alla Confraternita del Santo Sepolcro, hanno condannato «l’attacco terroristico». Nella Chiesa del Getsemani si trova la Tomba della Vergine Maria. «Il Patriarcato denuncia anche il tentativo di provocare danni fisici all’arcivescovo Joachim, che stava guidando la funzione, e l’attacco a uno dei sacerdoti presenti in chiesa».

Il Patriarcato sottolinea anche che gli attacchi da parte di gruppi radicali israeliani, che prendono di mira chiese, cimiteri e proprietà cristiane, oltre agli abusi fisici e verbali contro il clero, sono diventati quasi un fatto quotidiano che aumenta di intensità durante le festività cristiane. «Questa situazione desolante non ha suscitato alcuna reazione adeguata, né a livello locale né a livello internazionale, nonostante gli appelli, le richieste e le proteste delle Chiese di Terra Santa. È dolorosamente chiaro che l’autentica presenza cristiana in Terra Santa è in grave pericolo».

La situazione denunciata dagli ortodossi è la stessa che stigmatizzano gli armeni, i copti e i cattolici, tutti accomunati dallo stesso destino incerto. L’estrema destra ebraica in Israele ha effettivamente preso di mira i cristiani. L’anno scorso, tra le tante lamentele, il Patriarca latino di Gerusalemme aveva commentato con preoccupazione anche la sentenza capestro della Corte Suprema d’Israele che confermava l’acquisizione, da parte di un’organizzazione israeliana radicale, di tre immobili situati a Gerusalemme Est di proprietà della Chiesa greco-ortodossa: da anni – affermava – si assiste ad un tentativo di approfittare della debolezza delle Chiese per appropriarsi dei suoi beni.

Solo un esempio ritenuto però emblematico. I fatti risalgono al 2004, quando l’organizzazione ebraica aveva ottenuto i diritti di locazione protetti a lungo termine per gli hotel Imperial e Petra, situati nel quartiere musulmano, e per un terzo edificio nel quartiere cristiano. La sentenza del 2022 pone fine ad una lunga battaglia legale intentata dalla Chiesa greco-ortodossa per contestare un atto ritenuto illegale e ottenuto senza il consenso del Patriarcato stesso. In pratica la Corte ha affermato che il Patriarcato greco-ortodosso non è stato in grado di provare l’accusa di frode e «non è stata presentata alcuna prova in grado di dimostrarla», rigettando dunque l’apertura di un nuovo processo. In una dichiarazione, il Patriarcato ha definito la decisione del tribunale «ingiusta e non basata su alcuna base legale o logica», ribadendo il fatto che «l’organizzazione radicale Ateret Cohanim e i suoi sostenitori hanno seguito metodi disonesti e illegali per ottenere una proprietà cristiana in uno dei più importanti siti di arabi musulmani e cristiani a Gerusalemme». Ha confermato, inoltre, la volontà di sostenere i dipendenti e gli inquilini palestinesi che vivono nelle proprietà e di proseguire la sua battaglia per «frenare la politica razzista e l’agenda della destra estremista in Israele»

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21/03/2023
2902/2024
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