Storie

di Fabio Annovazzi

ALLA FIERA DEI CORNICIAI

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Mi chiedono un’opinione ed un pronunciamento sulla maestra sospesa e decurtata dallo stipendio per aver fatto recitare alcune Ave Maria ai suoi studenti in classe. Sembrerà paradossale ma non mi stupisce per nulla il fatto, è la normale prosecuzione della follia ideologica scatenatasi da tempo.

Cosa pensavate che fosse, tutto uno scherzo questa carrellata laicista che ci impesta? Chi semina vento prima o poi raccoglie tempesta, ci saranno in un futuro prossimo uragani peggiori di questo, prepariamoci, siamo solo all’antipasto. Del resto in una società liquida, in cui a moltissimi tremano le gambe a difendere i valori, che non fa più figli, che odia la famiglia, che ormai adula gli animali e li ha messi sul piedistallo al posto di Dio, c’è poco da stupirsi. L’erba in primavera è verde, mica rossa. Qualcuno dalle alte sfere dell’intellighenzia nostrana si è già compiaciuto, non vedeva l’ora di un provvedimento simile, e strabuzza gli occhi entusiasta. Incredibile come volutamente si colpisca chi vuole educare, cercando di salvare il futuro dei giovani e della Patria, e si adori chi fa di tutto per fare affogare il Paese in una pozzanghera maleodorante. La nostra amata Italia è un quadro meraviglioso, da estasi agli occhi, dipinto da pittori del passato che il mondo ci invidia e rosica nel non aver avuto. Questa opera d’arte è esposta in un contesto artistico unico ed inimitabile, in un ambiente naturale a lei congeniale, diffidate dagli eco catastrofisti. Eppure la tela è in pericolo gravissimo come non mai, deteriorata necessiterebbe di un restauro in tempi celeri. E invece si continua a sistemare solo la cornice, la fanno grassa unicamente i corniciai, e si insulta
pesantemente chi lancia gridi d’allarme, terrorizzato dal veder sbiadire irrimediabilmente un simile capolavoro. I corniciai fattisi politici sembrano accecati dall’apparenza, dal superfluo, del contorno.
Ostinati contro ogni logica, in un mondo che in fin dei conti premia l’apparire più che l’essere. Per cui si accaniscono sull’intelaiatura ed hanno occhi unicamente per lei: la cambiano, la modificano,
la abbelliscono in continuazione, la spolverano istericamente cercando col microscopio il pulviscolo, ma nel frattempo il prezioso dipinto va a ramengo. Si sono incaponiti testardamente nell’usare legno ecologico, ossessionati dall’avere un contorno “sostenibile” a tutti i costi, ma all’affresco non importo nulla di ciò, il suo degrado continua. In questa fiera dei corniciai girano attualmente un mucchio di denari, mai visti prima, spesi inutilmente per abbellire case che rimangono vuote, destinate a riempirsi di ragnatele e, successivamente, di calcinacci. Va bene sistemare le pareti, ottimo il rifacimento del tetto super isolato, ma ciò che conta e che rende viva l’abitazione è il contenuto, cioè i suoi abitanti, non l’involucro, esattamente come per il quadro. Nel
mio piccolo comune montano è sicuramente cosa buona e giusta rifare le vie, accomodare i ciottolati, apportare un’illuminazione adeguata, sistemare le buche nell’asfalto, a patto che qualche
essere umano ne usufruisca quotidianamente di queste migliorie, di cattedrali nel deserto ce ne sono già sin troppe e non ne servono altre. Basta fantasmi di pietra spolverati, grazie. E invece in questo
mercato delle vacche constato amaramente che ottiene più proseliti, ed audience, chi grida con voce altisonante, spostando la visione generale della plebe sui granelli di polvere e gettando fumo negli occhi per nascondere lo scadimento generale della tela. Chi al contrario non si rassegna a vedere una fine così ingloriosa del dipinto, lanciando ripetutamente allarmi col cuore affranto, viene
tacciato assurdamente come oltranzista non aperto al dialogo. Non riesco a capacitarmi di una follia simile, qui stiamo messi peggio che col Titanic dopo la collisione con l’iceberg, ed i volenterosi che
vogliono calare le scialuppe sono sbattuti nell’angolo in castigo. Anche elettoralmente. Tra pochi anni ci sarà il vuoto in Italia: dopo quello valoriale, che stiamo già assaporando quotidianamente,
verrà quello antropico e saranno dolori per tutti. Io che amo la mia Patria, e vorrei per essa un futuro radioso, mi ribello con tutte le residue forze e non ci sto ad essere tacciato come estremista.
Francamente mi sono scocciato alla grande di questo epiteto vigliacco, messomi addosso come etichetta denigrante, e non sopporto più chi me lo appioppa. Disintegrano i valori, raccolgono cocci umani giovanili, e successivamente per giunta se la prendono con chi questi valori li ha sempre difesi a spada tratta. E no signori miei, troppo comodo. Avete voluto arrivare a patti col male,
triturare la vita nascente, sbrindellare la famiglia, mettere nell’angolo la saggezza degli anziani, scusare ogni nefandezza in nome di una libertà fasulla? Ora tenetevi la vostra sconfitta e non inveite sulla pelle di chi vi aveva avvisato in partenza. So che siete sempre alla ricerca di un capro espiatorio ma io non sono ne il parafulmine, ne il vaso di espansione dei vostri miasmi. In nessun
campo, compreso quello ambientale. Sì, perché quando non sanno più a che specchio aggrapparsi, riprendono a farfugliare isterici ultimatum sul problema climatico, dimenticandosi anche delle
cornici. Pensano di comandare il meteo e la temperatura a piacimento, poveri stolti, e se la pigliano con chi ritiene il problema ecologico per lo più una inutile moda del momento che svia i veri
problemi dello stivale. Parole queste che, se qualcuno le legge, potrebbero essere usate come pietre nei miei riguardi per lapidarmi. Vi prego non ditemi adesso che è colpa mia se su certe regioni del nord Italia (Lombardia in testa) sono praticamente due anni che non piove più. Lavorando in natura, ogni santo giorno che Dio manda in terra, so benissimo che è un problema enorme, mostruoso, ma non ho ancora la presunzione di pensare che le auto elettriche e le altre fesserie elettroniche modifichino i tracciati delle perturbazioni e portino sul nostro assetato suolo le piogge. Non farnetico soluzioni isteriche come tanti, non mi ritengo un Mosè che divide le acque.
Semplicemente penso di essere solo una semplice creatura, non il padrone del mondo, e nemmeno del clima e della meteorologia, e mi intristiscono più i 185 bambini massacrati quotidianamente nel
grembo materno, le migliaia di pillole abortive inghiottite dalle nostre adolescenti, i giovani che non si sposano più, l’eugenetica nazista che prende piede, l’uomo trattato come cosa, gli egoismi che diventano diritti sulla pelle degli ultimi, i diversamente abili emarginati, i tanti malati gravi che vengono fatti sentire come un peso, gli anziani che languono soli nelle case di riposo, rispetto a
questi temi del tutto secondari. Sono estremista dicendo ciò? Non credo. A mio modo di vedere questi sono i veri problemi dell’italica società che devono stare a cuore a chi ha ancora l’ardire di
definirsi cristiano. A tutta questa nefandezza dovrebbe opporsi e cercare di porre rimedio anche chi ritiene l’uomo culmine ed apice del creato, non interessarsi unicamente della “salute” di un orso in
Trentino. Ciò non vuol dire non voler bene agli animali, alla mia Kira sono affezionatissimo, così come a tutti gli animali domestici che ho avuto, significa dare una scala di priorità alle vicissitudini
dell’esistenza, mettendo in pole position l’essere umano, senza lasciarsi intruppare nei neo malthusianismi fuori luogo dei troppi sepolcri imbiancati circolanti, belli fuori ma internamente
pieni di putridume e sconcerie. Lasciamoli nel loro mercato di cornici ad ululare nevrotici alla luna e preoccupiamoci di restaurare urgentemente questo quadro meraviglioso portatoci sapientemente in dono dai nostri antenati.

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13/04/2023
2202/2024
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