Chiesa

di Tommaso Ciccotti

La Lettera apostolica “Antiquum ministerium” e la memoria dei catechisti martiri

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“La lunga schiera di beati, santi e martiri catechisti, che ha segnato la missione della Chiesa, merita di essere conosciuta perché costituisce una feconda sorgente non solo per la catechesi, ma per l’intera storia della spiritualità cristiana” (AM, 3). Il suggerimento a far memoria dei catechisti martiri è una delle prime indicazioni richiamate in Antiquum ministerium, la Lettera apostolica - pubblicata sotto forma di motu proprio l’11 maggio 2021 - attraverso cui Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di catechista.

Faceva parte della preziosa schiera dei catechisti martiri Isidoro Ngei Ko Lat, che in Birmania condivise il martirio in odio alla fede con padre Mario Vergara, missionario del PIME, nel maggio 1950. Ambedue sono stati beatificati il 24 maggio 2014.
Non ci sono molte notizie sulla vita del catechista Isidoro, che è stato il primo battezzato birmano ad essere beatificato. Apparteneva ad una famiglia di agricoltori, che avevano abbracciato la fede cattolica. Sin da piccolo frequentava i missionari. Per la salute cagionevole dovette lasciare il seminario minore di Toungoo, dove aveva dimostrato zelo e impegno. Rientrò in famiglia deciso comunque a offrire la sua vita all’annuncio del Vangelo. Non si sposò e aprì nel suo villaggio una scuola privata gratuita, in cui impartiva anche lezioni di catechismo. Nel 1948 avvenne il suo incontro con padre Vergara, che lo invitò a svolgere il servizio di catechista. Isidoro rimarrà al fianco del missionario, fino alla fine, fino a condividere con lui il martirio.
In Africa spiccano le figure di due giovani catechisti martiri ugandesi, i Beati Davide Okelo e Gildo Irwa, vissuti agli inizi del XX secolo. Appartenevano alla tribù Acholi, i cui componenti abitano prevalentemente il Nord dell’Uganda. Il loro martirio avvenne tre anni dopo la fondazione da parte dei missionari Comboniani della missione di Kitgum (1915).
I due giovani erano legati da una profonda amicizia e dal desiderio di far conoscere il cristianesimo ai loro connazionali. Non è certa la loro data di nascita, ma quella del battesimo (6 giugno 1916), della cresima (15 ottobre dello stesso anno) e del martirio (19 ottobre 1918). A quel tempo Davide aveva 16/18 anni e Gildo 12/14. Nei primi mesi del 1917, essendo deceduto il catechista del villaggio di Paimol, Davide chiese al superiore della missione di Kitgum di poterlo sostituire. Gli venne assegnato come aiutante il giovane Gildo Irwa. A Paimol i due giovani catechisti si dedicarono senza risparmiarsi alla loro missione, oltre a guadagnarsi il pane quotidiano lavorando nei campi. Insegnavano il catechismo, guidavano le preghiere, animavano i canti. In poco tempo furono benvoluti da tutti. Tra il 18 e il 20 ottobre 1918 morirono trafitti dalle lance di due Adwi, che avevano preso le armi contro le imposizioni dei capi coloniali. Prima di ucciderli, i loro carnefici chiesero ai due di lasciare il villaggio e porre fine all’insegnamento del catechismo, così da avere salva la vita, ma loro rifiutarono. Sono stati beatificati il 20 ottobre 2002, Giornata Missionaria Mondiale.
Il Beato Peter To Rot (1912-1945), catechista, martire, primo beato della Papua Nuova Guinea, venne ucciso ai tempi dell’occupazione giapponese per aver rifiutato di accettare la poligamia. E’ ricordato come uomo di preghiera e per la sua fede viva e coraggiosa, che lo ha guidato a seguire con determinazione Gesù Cristo fino al martirio.
Peter To Rot era un “cristiano della seconda generazione” che seguiva le orme dei suoi genitori. Padre di famiglia, catechista, insegnante, è morto martire della fede cristiana, dopo essersi impegnato duramente per diventare un buon insegnante e un bravo catechista. Sposatosi, visse una vita coniugale e familiare secondo gli insegnamenti del Vangelo. Difese i valori del matrimonio e resistette alla cultura tradizionale della poligamia e alle leggi dell’esercito imperiale giapponese. Morì per eseri rifiutato di rinnegare la sua fede. E’ stato beatificato il 17 gennaio 1995 da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio pastorale in Papua.
Il 27 ottobre 2018 a Morales, in Guatemala, sono stati beatificati il missionario padre Tullio Maruzzo, OFM, ed il catechista indigeno Luis Obdulio Arroyo, “testimoni fedeli di pace e di impegno cristiano nel dipartimento di Izabal, in anni di violenza e persecuzione”.
Padre Tullio Marcello Maruzzo era missionario in Guatemala dal 1960. Dopo una vita di intenso apostolato, venne ucciso a Quiriguà, nel dipartimento di Izabal, il 1 luglio 1981. Nell’agguato perse la vita anche Obdulio Navarro, un giovane catechista che non si staccava mai da lui, pur sapendo che era estremamente pericoloso farsi vedere in sua compagnia.
Luis Obdulio Navarro, francescano secolare guatemalteco, laico della diocesi di Izabal, catechista e collaboratore in diverse attività pastorali, era nato il 21 giugno 1950 a Quiriguá, Los Amates, Izabal (Guatemala). Aveva trent’anni quando fu ucciso. Nella Messa di beatificazione, sono stati ricordati alcuni elementi della spiritualità che li accomunava: “lo stile di vita semplice e lieto, proprio di chi è povero in spirito; l’ardente zelo per il Vangelo, che sostiene gli operatori di pace; la premurosa cura dei poveri e la coraggiosa difesa degli ultimi, che contraddistinguono gli uomini di buona volontà. Erano tratti che costituiscono per noi un messaggio ancora attuale”.
Il catechista laotiano Isidoro Ngei Ko Lat, i giovani catechisti ugandesi Davide Okelo e Gildo Irwa, il catechista della Nuova Guinea Peter To Rot, il catechista guatemalteco Luis Obdulio Arroyo, insieme a una schiera innumerevole di fratelli e sorelle di ogni età e condizione sociale, a tutte le latitudini hanno testimoniato e annunciato la fede. Ciò avvenne senza che loro avessero ricevuto un “mandato” esplicito per svolgere questo ministero, come ora è stato disposto da Papa Francesco con la Lettera apostolica “Antiquum ministerium”.
Dal momento che “lo Spirito Santo è il protagonista di tutta la missione ecclesiale, e la sua opera rifulge eminentemente nella missione ad gentes” (Redemptoris Missio 21), costoro, dopo aver ascoltato, forse per la prima volta, il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, e avere appreso dai missionari i rudimenti della fede, mossi dallo Spirito, si sono votati a questo compito con determinazione, con umiltà, con sacrificio, assecondando quanto lo stesso Spirito suggeriva, incuranti di incomprensioni e pericoli. Il loro ruolo è stato, ed è ancora oggi, fondamentale per l’evangelizzazione, soprattutto nelle terre e tra i popoli di prima evangelizzazione.
Alcuni catechisti hanno trovato la morte insieme ai missionari con cui condividevano l’opera di evangelizzazione, uniti nella vita come nella suprema testimonianza di quella fede che annunciavano. Altri catechisti, dove non era possibile iniziare e mantenere una presenza stabile di sacerdoti, hanno consumato la loro vita annunciando il Vangelo, preparando giovani e adulti a ricevere i sacramenti, guidando la preghiera della comunità, aiutando chi era nel bisogno senza alcuna preclusione.
Se l’iter del processo di Canonizzazione consente di indagare e verificare con precisione date, luoghi, circostanze relative ai catechisti martiri, non bisogna dimenticare l’innumerevole schiera di quanti hanno dedicato la vita a questo servizio, fin dalle prime comunità cristiane, anche senza giungere allo spargimento del sangue: i loro nomi rimarranno ignoti al mondo forse per sempre, ma certamente, secondo la promessa del Signore, sono scritti nei cieli (cfr Lc 10, 17-24). Ricordarli quindi non significa guardare al passato, la loro testimonianza evangelizza ancora oggi ed è impulso per i catechisti del nostro tempo e per le nuove comunità cristiane che nascono e crescono nei nostri tempi. Come affermava San Paolo VI con parole poi riprese e ripetute da tanti, “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Evangelii Nuntiandi 41).

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21/04/2023
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