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Politica ; nella bufera i dem a Firenze

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55 milioni di euro: è questo l’importo destinato alla città metropolitana di Firenze dal Pnrr. La somma, nelle mani dell’amministrazione dem, con a capo il sindaco Dario Nardella, è arrivata in Toscana nel 2022 e sarebbe stata da destinare ai “Piani Urbani Integrati”. In pratica i finanziamenti europei sarebbero dovuti essere utilizzati in progetti dedicati alle periferie, con l’obiettivo di “trasformare territori vulnerabili” in città sostenibili.

È questa la premessa che ha fatto scoppiare una bufera politica a Firenze, con il Pd al centro della polemica. L’amministrazione ha infatti deciso, sempre nel 2022, di destinare le risorse nel rifacimento dello stadio Artemio Franchi che per il sindaco “non è semplicemente uno stadio ma un monumento nazionale”.

Il 28 aprile scorso, però, dopo che la Commissione Europea ha stralciato il progetto fiorentino, il Ministero degli Interni e quello dell’Economia e delle Finanze, con un documento a firma dei ministri Piantedosi e Giorgetti - di cui Il Giornale è entrato in possesso - ha decretato il “definanziamento del progetto previsto all’interno del Piano Urbano Integrato n.7 “Sport e Benessere - Next Re_Generation Firenze 2026 della Città Metropolitana di Firenze”. Insomma, i soldi del Pnrr destinati alle periferie non possono essere utilizzati dai dem fiorentini per lo stadio, così il finanziamento salta.
Ma il Comune toscano non si è arreso ed è infatti di soli pochi giorni fa, il 15 giugno scorso, la determina dirigenziale, di cui Il Giornale è in possesso: “Si determina di ricorrere in giudizio presso giudice amministrativo competente”, e ancora: “al fine di ottenere l’annullamento”. L’amministrazione attraverso ricorso al Tar chiede quindi di recuperare i 55 milioni per lo stadio. Ma può il Tribunale amministrativo entrare nel merito di fondi europei? Premesso che le disposizioni in materia di Pnrr, in particolare l’articolo 21, affermano che il piano “è modificabile per circostanze oggettive”, il tribunale amministrativo è comunque competente in materia. “Può farlo perché nonostante si tratti di un decreto adottato sulla scorta di pareri della commissione europea, è un atto amministrativo interno, nazionale” spiega a Il Giornale l’avvocato Giulia Gambardella.

Ma cosa succede, quindi, ai fondi Pnrr? “Il comune (di Firenze ndr) ha ottenuto un provvedimento amministrativo e cioè il definanziamento da parte del Governo”, prosegue Gambardella. “Quindi sarà il Tar che dovrà valutare se questo provvedimento (del Governo ndr) sia legittimo o meno. Se non lo ritiene legittimo rivive il provvedimento comunale e cade il definanziamento, se lo ritiene legittimo - invece - vale lo stop dei 55 milioni di euro”. “In quel caso, con tutta probabilità il comune farà appello e si esprimerà il Consiglio di Stato. Nel caso in cui anch’esso confermi la legittimità del definanziamento allora la Commissione Europea dovrà intervenire per dare una nuova destinazione ai fondi”.

Praticamente, Tar prima e in caso Consiglio di Stato - hanno la competenza di determinare la legittimità o meno delle decisioni governative riguardanti i fondi del Pnrr. “Questo non significa che tutti i Comuni possono andare contro al Governo - spiega ancora l’avvocato - ma significa solo che gli atti amministrativi che abbiano natura di provvedimento amministrativo sono sottoposti al vaglio del Tribunale Amministrativo che dovrà stabilire la legittimità”. Un iter che, oltre al caso specifico di Firenze, rischia di far saltare tutti i progetti finanziati con il Pnrr: “in generale è prevista una procedura velocizzata per i contenziosi amministrativi aventi ad oggetto le procedure inerenti ai fondi Pnrr per evitare rallentamenti”, precisa Giulia Gambardella, citando l’articolo 3 del DL n° 85 del 7 luglio 2022, che sancisce proprio dei parametri più snelli.

“Per quanto riguarda il caso di Firenze dubito che il provvedimento governativo venga ritenuto illegittimo, essendo un atto interno ma basato su un parere della Commissione Europea, ma in linea generale se il Tar dà torto al Governo vale ciò che determina il Comune”, conclude Gambardella.

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