Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa Francesco: saper curare “grano e zizzania” nel mondo

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Il campo nel quale crescono grano e zizzania, nella parabola di Gesù, è come il nostro mondo, il nostro cuore e il nostro vicino. So vincere la tentazione di creare un “mondo perfetto” e di fare piazza pulita degli altri con i miei giudizi? Nel mio cuore, sono onesto nel cercare le “piante cattive” con l’esame di coscienza? E infine con il vicino, so vedere ciò che è buono in lui, “senza scoraggiarmi per i limiti e le lentezze”? Sono le domande che Papa Francesco pone a se stesso e a tutti noi nella catechesi prima dell’Angelus di questa domenica, sedicesima del Tempo ordinario, commentando il brano del Vangelo di Matteo protagonista della liturgia. Accanto a lui, alla finestra del suo studio nel palazzo apostolico, un’ anziana e in giovane, testimoni della Giornata Mondiale dei nonni e degli anziani che si celebra oggi e della Gmg di Lisbona che si apre tra poco più di una settimana.

Il Papa ricorda che nella parabola, Gesù racconta di un agricoltore, “che ha sparso del buon seme nel suo campo, scopre che un nemico di notte vi ha seminato zizzania, una pianta dall’aspetto molto simile al grano, ma infestante”. Il Signore, per Francesco, parla prima di tutto “del nostro mondo, che in effetti è come un grande campo, dove Dio semina grano e il maligno zizzania, e perciò crescono insieme bene e male”. Si vede “dalle cronache, nella società, e anche in famiglia e nella Chiesa”. E quando scorgiamo erbe cattive, sottolinea il Pontefice, “ci viene voglia di strapparle via subito, di fare ‘piazza pulita’”. Ma il Signore “ci avverte che è una tentazione”: non si può creare un mondo perfetto e non si può fare il bene distruggendo sbrigativamente ciò che non va, perché questo sortisce effetti peggiori: si finisce – come si dice – col “gettar via il bambino insieme all’acqua sporca”.

Il secondo campo nel quale fare pulizia, per Papa Francesco “è il campo del cuore, l’unico su cui possiamo intervenire direttamente”. Anche lì ci sono grano e zizzania, “anzi è proprio da lì che tutt’e due si espandono nel grande campo del mondo”. Il nostro cuore, infatti, non è un laboratorio asettico, “ma uno spazio aperto e perciò vulnerabile”. Per coltivarlo bene, secondo il Papa, bisogna da una parte prendersi cura “dei delicati germogli del bene, dall’altra individuare e sradicare le piante infestanti”.

Allora guardiamoci dentro ed esaminiamo ciò che succede, cosa sta crescendo in noi di bene e di male. C’è un bel metodo per farlo: è l’esame di coscienza, che serve proprio a verificare, alla luce di Dio, che cosa succede nel campo del cuore

Il terzo campo di cui vuole parlarci Gesù, continua Francesco, è “il campo del vicino” le persone “che frequentiamo ogni giorno e che spesso giudichiamo”. Ci è facile riconoscere la loro zizzania, molto meno “sapervi vedere il buon grano che cresce!”. Ma, ammonisce il Pontefice, “se vogliamo coltivare i campi della vita, è importante ricercare anzitutto l’opera di Dio” e così imparare a vedere negli altri, nel mondo e in sé stessi “la bellezza di quanto il Signore ha seminato”. Chiediamo la grazia di saperlo scorgere in noi, ma anche negli altri, cominciando da chi ci sta vicino. Non è uno sguardo ingenuo, è uno sguardo credente, perché Dio, agricoltore del grande campo del mondo, ama vedere il bene e farlo crescere fino a fare della mietitura una festa! Così, in conclusione, Papa Francesco pone a se stesso e a tutti i fedeli alcune domande. Pensando al campo del mondo: “so vincere la tentazione di ‘fare di ogni erba un fascio’, di fare piazza pulita degli altri con i miei giudizi?” Poi, pensando al campo del cuore: sono onesto nel ricercare in me le piante cattive e deciso nel gettarle nel fuoco della misericordia di Dio? E, pensando al campo del vicino: ho la sapienza di vedere ciò che è buono senza scoraggiarmi per i limiti e le lentezze altrui? La preghiera finale a Maria è perché “ci aiuti a coltivare con pazienza ciò che il Signore semina nei campi della vita”.

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24/07/2023
1908/2023
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