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di Nathan Algren

UZBEKISTAN: : guerra a barbe e veli contro il radicalismo islamico

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Le autorità dell’Uzbekistan stanno intensificando la campagna di lotta alle manifestazioni troppo esplicite della religione musulmana nei luoghi pubblici e nella vita sociale. Come illustra Radio Ozodlik, a quanti professano l’islam viene imposto di tagliarsi la barba, e alle donne si impedisce di indossare il khidžab, la versione locale del velo islamico. Su internet gira un video in cui alcune studentesse del collegio Bankovskij della città di Andižan sono costrette con maniere piuttosto violente a intrecciarsi il velo dietro la nuca, e quelle che si rifiutano di farlo non vengono ammesse alle lezioni.

Casi del genere sono frequenti in Uzbekistan, come quello della studentessa del terzo corso dell’istituto di ingegneria tecnologica di Bukhara, Fatima Abdullokh, che si è rivolta con un appello alla figlia del presidente Šavkat Mirziyoyev, Saida, con la richiesta di difendere le studentesse costrette a togliersi il khidžab. Misure analoghe sono state prese anche all’istituto pedagogico di Čirčik, nella regione di Taškent, dove la dirigenza ha preteso dalla studentessa di lingua e letteratura uzbeka Karomat Mukimova di levarsi il khidžab, se voleva conservare il posto nell’ostello per gli studenti.

Vi sono stati anche dei raid organizzati nelle case di abitanti delle provincie di Zangiata e di Yangiyol, dove uomini in maschera nera hanno effettuato delle perquisizioni per prendere tutti gli indumenti ritenuti inopportuni, perché considerati segni di radicalismo islamico. Per cercare di governare la situazione, il muftì Nuriddin Khaliknazarov, presidente dell’amministrazione dei musulmani, ha diffuso una critica contro gli “eccessi religiosi” riguardanti l’abbigliamento, i comportamenti, i pellegrinaggi e altre questioni legate alla devozione islamica.

Secondo il muftì “noi abbiamo spesso sopravvalutato nella cultura la questione degli abiti religiosi, creando una mentalità per cui esistono dei codici obbligatori per l’aspetto esteriore. Ci sono le regole lasciate a noi dal Profeta, che non impongono forme particolari, la nostra infatti non è una religione di una sola nazione o di una sola regione climatica… come dice il profeta Maometto, in realtà Allah non guarda né alle vostre sembianze, né alle vostre proprietà”.

Molti utenti di Facebook raccontano delle persecuzioni contro gli uomini barbuti; Alikhontra Šokiron riporta quanto avvenuto al mercato del quartiere Sergelijsk di Taškent, dove dieci uomini con barbe lunghe sono stati arrestati dalla polizia, e condannati a quindici giorni di detenzione. In un altro account si denuncia una serie di assalti in due quartieri della capitale, quelli di Mirzo-Ulugbekskij e di Almazarsk, dove le forze dell’ordine hanno pubblicamente rasato la barba ad alcune persone, uno dei quali ha cercato di opporsi, finendo anche lui in cella per due settimane.

Diverse azioni di forza sono state autorizzate dal Dipartimento per la lotta contro la delinquenza economica, dalla procura di Taškent e dall’Agenzia per le entrate, perfino dal Servizio statale sanitario ed epidemiologico. Sono state chiuse decine di bar e negozi frequentati abitualmente dai fedeli più ortodossi, accusandoli di non rispettare le norme sanitarie o di altre infrazioni, quando la vera causa erano sempre le barbe e i khidžab. Sono tenute sotto stretta osservazione le librerie di letteratura religiosa, ma anche le profumerie e tutti i negozi d’abbigliamento, vietando anche ai titolari di esporre cartelli e insegne in lingua araba.

La lotta al “radicalismo estetico” era stata inaugurata qualche mese fa, quando il parlamento dell’Uzbekistan, su ispirazione del presidente Šavkat Mirziyoyev, aveva introdotto delle modifiche al Codice di comportamento nei luoghi pubblici. Soltanto a coloro che svolgono un ministero in associazioni religiose è permesso di indossare “indumenti di culto” in pubblico. Anche il presidente del consiglio Abdulla Aripov, e il presidente del Servizio di sicurezza nazionale, Abdusalom Azizov, si sono espressi pubblicamente contro “la crescita del radicalismo religioso nel Paese”.

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26/09/2023
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