Società

di Roberto Signori

Matteo a 14 anni non ha mai visto la televisione

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Matteo ha 14 anni e non ha mai visto la televisione. Anzi, non ne ha proprio mai avuta una. I suoi genitori non l’hanno mai comprata e lui ha capito che forse non era una cosa così comune solo quando ha compiuto 8 anni. Ha invitato a casa alcuni compagni di scuola che «sono rimasti molto sorpresi», ha raccontato il giovane. «Ero un po’ imbarazzato per aver attirato così tanto la loro attenzione: ma davvero non c’è la televisione in casa tua?, mi chiedevano più e più volte affascinati. Mi sono sentito obbligato a trovare delle scuse e confessare che mi piaceva leggere», il suo racconto.

Sua madre è una consulente familiare per migliorare i rapporti tra genitori e figli, e suo padre lavora alle Nazioni Unite. Entrambi hanno cresciuto i loro tre figli (Matteo è il maggiore), con l’idea di condividere tempo di qualità con la famiglia.«Ho un ricordo molto felice della mia infanzia perché siamo stati senza televisore e questo ci ha permesso di passare molto tempo insieme facendo cose creative. Con le scatole di cartone abbiamo costruito macchine che non funzionavano mai bene, abbiamo realizzato perfino mobili che sembravano più o meno belli. Come dice mia madre, l’importante non è il risultato, ma il processo, l’abilità, l’apprendimento e la risoluzione dei problemi, l’immaginazione, la pazienza… e il divertimento», ha detto ancora il giovane ad Abc.

Matteo è nato a Madrid, dove ha vissuto fino all’età di tre anni, ma poi si è trasferito con la famiglia negli Stati Uniti, in Inghilterra e ora vive in Italia. Lo spazio per la TV è occupato da scaffali pieni di libri. Le sue passioni sono lettura e scacchi. Ha avuto il suo primo cellulare a 13 anni: «Da allora ho avuto un accesso limitato, i miei genitori mi controllano. Utilizzo telefono e pc per i compiti, ma anche per giocare a scacchi online e guardare il calcio. Il cellulare solo per inviare WhatsApp e parlare con i miei amici. Non mi sembra male avere tempi di consumo limitati. Quando mi hanno dato il dispositivo, i miei genitori mi hanno avvisato che volevano che rimanessi libero e potessi continuare a fare quello che facevo prima e che mi piaceva», ha aggiunto.
E sugli amici, spiega: «Ero consapevole che potevo diventare dipendente perché li vedevo sempre in attesa di notifiche, come soffrivano se rimanevano senza batteria. Non riuscivano a svolgere un’attività per più di 20 minuti di seguito. Se giocavamo a calcio, si fermavano a guardare il cellulare… Mi sono reso conto che non passare molto tempo ogni giorno sul cellulare mi ha aiutato non solo ad avere un interesse, gli schermi, ma ad interessarmi a tante altre cose».

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29/09/2023
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