Società

di Mario Adinolfi

CAPPATO COME MUSSOLINI. E VA ARRESTATO

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Ennesima autodenuncia per Marco Cappato che si dichiara stavolta “capo dell’associazione a delinquere” di chi aiuta gli italiani ad andarsi a suicidare in Svizzera, contro gli stessi limiti fissati dalla Corte Costituzionale nella comunque contestabile “sentenza dj Fabo” che ha aperto al suicidio assistito in Italia.

L’aiuto al suicidio resta senza dubbio un reato (art. 580 codice penale) con pena edittale pesante che arriva a 12 anni di carcere. La legge è chiarissima, non ha elementi di ambiguità: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 12 anni”.

Qualsiasi studente di giurisprudenza sa che tra le cause che impongono la custodia cautelare in attesa di processo c’è il “rischio di reiterazione del reato”. Uniamo i puntini: agisce in Italia una associazione a delinquere il cui capo si autodenuncia regolarmente, mostrando l’intenzione dell’associazione di reiterare ormai settimanalmente un grave reato. Qualcuno mi spiega perché Cappato non viene arrestato?

Può farsi beffe impunemente delle leggi dello Stato, può sfrontatamente sfidare anche le sentenze della Corte Costituzionale evidenziando come sia impossibile porre “paletti” (lo avevamo spiegato a suo tempo), può irridere caserme e forze dell’ordine usandole come strumento di marketing politico con le autodenunce che sono solo comizi fatti sul cadavere ancora caldo di malati e addolorati?

Proclamandosi “capo dell’associazione a delinquere” Cappato riecheggia il discorso con cui Benito Mussolini chiuse in Parlamento la stagione della democrazia italiana dopo la scoperta del cadavere di Giacomo Matteotti. Non è un ignorante, non lo fa a caso. Cappato sa che non otterrà mai la sua legge per sopprimere i sofferenti tramite la democrazia e le corrette procedure parlamentari, si è appena confrontato con le urne e come sempre ha fatto perdere voti a chi l’ha sostenuto. Quindi Cappato e i suoi scelgono una via eversiva. Lo fanno platealmente, permettendosi comportamenti che sanno perfettamente essere totalmente illegali. Perché è loro consentito farlo? Possibile che non esista un magistrato rispettoso delle leggi e della democrazia del nostro Paese che alla prossima autodenuncia compiuta da Cappato col sorriso furbo di chi sa di farla sempre franca, lo arresti per violazione dell’articolo 580 del codice penale, come reo confesso su cui pende non “il rischio” ma la certezza proclamata della reiterazione del reato?

Se siamo uno Stato di diritto, Cappato va arrestato. Altrimenti andrò a rapinare una banca, mi autodenuncerò e dirò che la considero una battaglia contro la diseguaglianza, per la redistribuzione della ricchezza. Ovviamente proclamerò l’intenzione di rapinarne altre e credo che il mio manifesto per la redistribuzione possa ottenere più aderenti rispetto all’associazione Coscioni. Mi aspetto telecamere e fotografi fuori dalla caserma e articoli elogiativi per la mia autodenuncia. Altrimenti dovrete spiegare il perché dei due pesi e delle due misure. E, insieme, certificare la fine dello Stato di diritto oltre che di quel che resta della democrazia italiana. Cappato, come Benito, avrà vinto.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

01/12/2023
2202/2024
Cattedra di S. Pietro

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Che spreco terribile è questo popolo che si disperde

Oggi più che mai siamo tutti chiamati ad essere i nuovi intellettuali, ad esercitare cioè la libertà di ragione e di coscienza, contribuendo tutti a ricostruire un pensiero pubblico che sappia e odori di umano. Non siamo chiamati a giocare tra chi pensa di essere il depositario esclusivo della Verità: siamo chiamati a metterci sulle spalle la croce della pazienza, della sapienza e della lungimiranza. Abbandonando le aspirazioni personali, le pretese e tutto ciò che fa parte del fardello dell’uomo fragile.

Leggi tutto

Politica

Ora estirpiamo le colonie del male

Non ci piace essere velleitari, l’Unar è istituito da legge dello Stato in recepimento di una direttiva comunitaria, non può essere chiuso. Va sterilizzata la sua funzione di stanziatore di denaro pubblico a favore della lobby lgbt. Dopo la vicenda di Francesco Spano per qualche tempo si asterrà dal farlo, ma dobbiamo tenere la vigilanza alta. E spiegare alla Boschi e a Gentiloni perché non devono più neanche lontanamente immaginare di finanziare con i quattrini delle famiglie italiane quelle associazioni con circoli dove si pratica la prostituzione e si spaccia droga, truffando lo Stato anche sul piano fiscale.

Leggi tutto

Politica

I casi Englaro e Schiavo francesi fanno riflettere la politica

Anche i cugini d’Oltralpe hanno i loro problemi sul fine-vita, sebbene la legislazione vigente permetta il prodursi di casi-limite alla Terry Schiavo, cioè il noto caso di Vincent Lambert e il più recente della piccola Marwa Bouchenafa. Martedì prossimo si sentirà un’associazione per il “diritto alla vita”.

Leggi tutto

Società

La pretesa di conquista dell’Islam

Il sondaggio di IPR Marketing sui musulmani d’Italia porta finalmente un po’ di sostanza al dibattito sull’integrazione che si protrae ormai nel solito stanco (e stancante) derby tra rossi e neri.
Un vasto sondaggio corredato da diciotto tabelle, per affrontare le questioni dell’apprendimento della lingua, la questione della donna, le aspettative politiche e le proiezioni per la media scadenza

Leggi tutto

Chiesa

Monsignor Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, nuovo presidente della Comece

Monsignor Hollerich è un gesuita. Nel 1981 è entrato nella Compagnia di Gesù e ha seguito la formazione dei gesuiti della Provincia del Belgio meridionale e del Lussemburgo. Dopo il noviziato a Namur e due anni di tirocinio pastorale in Lussemburgo dal 1983 al 1985 come insegnante al liceo francese di Vauban, è partito per il Giappone dove ha fatto gli studi di lingua e cultura giapponese e ha ripreso lo studio della teologia all’Università Sophia di Tokyo dal 1985 al 1989. Ha terminato gli studi teologici a Francoforte sul Meno con la licenza. Il 21 aprile 1990 è stato ordinato presbitero per la Compagnia di Gesù. Ha passato lunghi anni in Giappone dove dal 1994 ha insegnato all’Università Sophia di Tokyo e dal 1999 è stato cappellano degli studenti della medesima Università. Il 18 ottobre 2002 ha emesso i voti perpetui nella chiesa di Sant’Ignazio a Tokyo. Inoltre, dal 2008 è stato rettore della comunità dei Gesuiti all’Università Sophia di Tokyo e vice-rettore del medesimo ateneo per gli affari generali e studenteschi.

Leggi tutto

Società

O sei per l’aborto o sei cristiano

Io credo davvero che invece non ci sia alternativa: o si è contro l’aborto o non si è cristiani. Molto semplice. Non solo perché il Catechismo della Chiesa Cattolica e tutto il Magistero anche recente e recentissimo è contro l’aborto, quindi chi lo considera accettabile e integrabile negli ordinamenti normativi contemporanei è palesemente in contrasto con l’insegnamento della Chiesa. Vorrei dire che anche se non ci fosse una riga scritta contro l’aborto, il cristiano dovrebbe essere istintivamente contro uno strumento di morte e schierato a difesa del soggetto più debole privato persino del diritto di parola, privato di qualsiasi strumento per difendere il proprio diritto a non essere ucciso.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2024 La Croce Quotidiano