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Perdono, genocidio e misericordia

San Giovanni Paolo II, più volte, aveva parlato prima delle tensioni nel paese e, fin dall’Aprile del 1994, non mancò di appellarsi al ritorno della pace: «Le tragiche notizie che giungono dal Ruanda suscitano nell’animo di tutti noi una grande sofferenza. Un nuovo indicibile dramma: l’assassinio dei capi di Stato di Ruanda e Burundi e del seguito; il capo del Governo ruandese e la sua famiglia trucidati; sacerdoti, religiosi e religiose uccisi. Ovunque odio, vendette, sangue fraterno versato. In nome di Cristo, vi supplico, deponete le armi, non rendete vano il prezzo della Redenzione, aprite il cuore all’imperativo di pace del Risorto! Rivolgo il mio appello a tutti i responsabili, anche della comunità internazionale, perché non desistano dal cercare ogni via che possa porre argine a tanta distruzione e morte» (Regina Coeli 10 Aprile 1994). Qualche settimana dopo, la voce del Papa si fa ancora più sofferente e vibrante: «Vi invito accoratamente, ad una preghiera sofferta e fervorosa per il Ruanda. La tragedia di quelle popolazioni sembra non voler arrestarsi: barbarie, vendette, uccisioni, sangue innocente versato, ovunque orrore e morte. Invito quanti detengono responsabilità ad una azione generosa ed efficace perché si arresti questo genocidio. È l’ora della fraternità! È l’ora della riconciliazione!» (Udienza Generale 27 aprile 1994).

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